Disfagia: l'importanza di una diagnosi precoce e la dimensione sociale del problema

Comunicati StampaNapoli,nov 11, 2010

La Disfagia, l'alterazione dei processi di deglutizione, colpisce circa il 20% della popolazione dopo i 50 anni.

Si nota un aumento sensibile fra le persone residenti nelle case di riposo, dove la percentuale oscilla tra il 40 e il 60%, fra quelle assistite domiciliarmente, fra i portatori di esito chirurgico della bocca e del collo o di patologia neurologica.

Secondo le linee guida sul paziente disfagico della Federazione Logopedisti Italiani, è stimata esserci una frequenza del 33%-43% nella popolazione con sclerosi multipla, del 40-80% con ictus cerebrale, del 50-90% con Morbo di Parkinson per arrivare al 100% nei malati di SLA.
La percentuale dei pazienti affetti da disfagia e non diagnosticati oscilla dall’80 al 95%. Una delle conseguenze peggiori per il paziente disfagico è la presenza di aspirazione e dunque il rischio di polmonite ab-ingestis. Infatti, Il 43% dei pazienti disfagici che presenta aspirazione muore entro 1 anno.

L’importanza della diagnosi precoce

È dunque prioritaria una diagnosi precoce: questo il messaggio lanciato oggi a Napoli in occasione del congresso nazionale dell'Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, durante il Simposio Satellite Nestlé Nutrition "Il ruolo degli screening nella gestione del paziente disfagico".

Lo strumento di screening

Per agevolare una diagnosi tempestiva e corretta, Nestlé Nutrition lancia Eat-10 (Eating Assessment Tool), il primo questionario di autosomministrazione di dieci domande rivolte al paziente, che può essere utilizzato sia in ambito ospedaliero sia ambulatoriale. Il questionario, realizzato da ricercatori statunitensi, è in distribuzioni a un vasto numero di medici e RSA (Residenze Sanitarie assistenziali).
Le domande riguardano i diversi problemi di deglutizione, cui il paziente deve rispondere segnalando in una scala da zero a quattro quanto il problema può essere rilevante e avviare così un’accurata valutazione del grado di disfagia e a una rieducazione logopedica che comprenda anche la somministrazione di alimenti con caratteristiche specifiche per facilitare la deglutizione.

La disfagia: i rischi per il paziente e le implicazioni sociali

«Tutti i soggetti disfagici sono a rischio di malnutrizione. Nei soggetti ricoverati in ospedale la disfagia è causa di incremento della durata di degenza e dei costi assistenziali» avverte Fulvio Muzio, U.O. di Dietologia e Nutrizione Clinica all’ospedale Luigi Sacco di Milano, intervenendo al congresso. «Proprio in ambiente ospedaliero la disfagia e la malnutrizione presentano molti aspetti in comune e che spesso si sovrappongono, come la modalità di presentazione, che è di frequente quella della "patologia nella patologia" e contribuisce allo scarso riconoscimento da parte del personale sanitario. Inoltre entrambe determinano rilevanti ricadute non soltanto in ambito clinico, ma anche emotivo e sociale. La disfagia in particolare è un problema di difficile gestione anche per lo scarso grado di accettazione da parte del paziente e dei familiari. Non vanno infatti trascuratea la dimensione sociale del problema, le profonde implicazioni sociali, emozionali e socio-economiche che derivano dalle modificazioni di un aspetto basilare della vita quotidiana qual' è l'alimentazione.
Per questi motivi, nei pazienti in cui si sospetta una disfagia dovrebbero essere avviati programmi di controllo, per identificare la popolazione a rischio, e anche valutazioni diagnostiche per definire il disturbo nei suoi aspetti anatomici e fisiologici. Da un punto di vista nutrizionale le informazioni che occorre acquisire sono: - se il paziente può assumere alimenti per via orale; - in caso positivo, quali sono le caratteristiche degli alimenti che il paziente può assumere e quali sono le modalità di somministrazione; - qual è la prognosi in merito al recupero di un efficiente processo di deglutizione».

Il ruolo degli operatori e la gestione interdisciplinare

Essenziale è anche il coinvolgimento di quelle figure professionali che sono più idonee per l'identificazione dei pazienti disfagici. «La gestione della disfagia è una pratica complessa, che richiede la presenza di un gruppo di lavoro interdisciplinare costituito da esperti con specifiche competenze ed esperienza: il medico curante del reparto, l'infermiere specializzato di reparto, lo specialista in logopedia, il foniatra, il nutrizionista, il neurologo, l'addetto alla cucina dietetica» prosegue Muzio. «È chiaro che non tutte queste figure professionali sono sempre presenti negli organici delle strutture sanitarie, pertanto ogni realtà dovrebbe approntare protocolli basati sulle proprie risorse, con l'obiettivo di identificare precocemente la disfagia. In questo contesto la figura dell'infermiere di reparto riveste un ruolo essenziale per riconoscere precocemente i problemi di deglutizione, osservando il comportamento dei pazienti durante l'assunzione di cibo e bevande, segnalando i casi sospetti perché vengano valutati ulteriormente».
Nel suo intervento al congresso anche Antonio Schindler, foniatra al Dipartimento di Scienze cliniche Luigi Sacco dell'Università di Milano, sottolinea l'importanza dell'individuazione del paziente disfagico: «Lo screening del paziente rappresenta oggi uno dei problemi principali nella gestione della disfagia» spiega Schindler. «Infatti, se nel corso dell'ultimo decennio si è assistito a un continuo sviluppo delle branche coinvolte direttamente nella valutazione e nella riabilitazione della disfagia orofaringea, rimane ancora aperto il problema della segnalazione del paziente disfagico, ovvero della dignosi precoce. In altre parole, se si sono evolute e specializzate la foniatria e la logopedia per fornire servizi più adeguati al paziente disfagico, poco è stato fatto perché a foniatri e logopedisti venissero segnalati i pazienti disfagici o potenzialmente disfagici». Attualmente soltanto per il paziente colpito da ictus esiste un percorso universalmente condiviso per riconoscere precocemente il paziente disfagico e prevenirne le complicanze. «Gli screening sono procedure sanitarie ampiamente utilizzate in vari ambiti ormai da molti anni. Per esempio in età pediatrica da anni sono implementati gli screening sulla funzionalità tiroidea. Per lo screening della disfagia sono state proposte diverse scale, test e schede di valutazione, soprattutto in ambito ospedaliero e attualmente gli screening per il paziente ambulatoriale sono ancora poco utilizzati. La diffusione di strumenti quali l'EAT-10 potrà essere di aiuto nella risoluzione di tali problemi» prosegue Schindler.

Gli alimenti in caso di disfagia

Inoltre, la scelta di alimenti con caratteristiche specifiche di consistenza, scivolosità e omogeneità è determinante per aiutare il paziente a deglutire in sicurezza e a nutrirsi bene.
La ricerca Nestlé in campo nutrizionale, l'esperienza e la tecnologia di Nestlé Nutrition hanno permesso di mettere a disposizione di medici e pazienti Resource Linea Disfagia: un programma nutrizionale completo, il più ampio sul mercato, dedicato a chi ha difficoltà di masticazione e deglutizione, che spazia dal "semplice" addensante per l'acqua, alle bevande addensate per soddisfare i fabbisogni di idratazione, ad alimenti completi con consistenza modificata e composizione nutrizionale bilanciata e completa.

Gruppo Nestlé

Il Gruppo Nestlé è presente in Italia dal 1875, quando è stata registrata a Milano l’etichetta "Farina Lattea Nestlé, alimento completo per i bambini lattanti". Occupa circa 5300 dipendenti suddivisi in 18 stabilimenti produttivi (oltre alla sede centrale di Milano). Oggi opera con diverse realtà: Nestlé Italiana, Sanpellegrino, Nestlé Purina Petcare, Nespresso.
Il Gruppo Nestlé è leader mondiale nel food & beverage, con sede in più di 130 Paesi, con una gamma di oltre 10.000 prodotti, frutto della tradizione e della più avanzata ricerca nutrizionale al mondo. Le dimensioni e la responsabilità di mercati così ampi e diversi fra loro si traducono nell'impegno a sviluppare e garantire un corretto approccio alla nutrizione e a un corretto stile di vita, che non può prescindere da un'equilibrata alimentazione ed idratazione.

Nestlé Healthcare Nutrition
Nestlé Healthcare Nutrition, nata ufficialmente in Italia il 1° gennaio del 2008 dalla fusione di Nestlé Clinical Nutrition e Novartis Medical Nutrition, è un importante realtà nel mondo della nutrizione clinica: presente in oltre 40 Paesi, offre a pazienti e medici prodotti e servizi che, sempre più, possano ottimizzare la terapia nutrizionale e migliorare la qualità di vita di malati cronici e acuti.
Nestlé Healthcare Nutrition è parte di Nestlé Nutrition, una divisione integrata a livello internazionale che, grazie alla ricerca scientifica e tecnologica Nestlé, sviluppa prodotti e servizi efficaci per rispondere ai fabbisogni nutrizionali di persone con esigenze alimentari specifiche.
 

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