Nestlé e l'Etiopia

Sappiamo che da diversi anni, ormai ciclicamente, viene ripresa sul web la campagna di boicottaggio dei nostri prodotti legata alla controversia che ha visto opporsi Nestlé SA al governo dell’Etiopia. In particolare, l’accusa che ci viene rivolta è di aver chiesto un risarcimento pari a 6 milioni di dollari per la nazionalizzazione di una nostra azienda avvenuta nel 1977.

I fatti risalgono al 1986 quando Nestlé acquisì il Gruppo Schweisfurth, ereditando - in qualità di successore legale - la richiesta di risarcimento nei confronti del Governo etiope, che nel 1975 aveva confiscato per nazionalizzarla un’azienda del Gruppo tedesco presente in Etiopia.

In realtà la vertenza legale a cui fa riferimento la campagna è ormai una vicenda datata, che si è conclusa nel 2003 con un accordo soddisfacente per entrambi le parti in causa. Il Governo etiope ha risarcito Nestlé per un importo pari a circa 1,5 milioni di dollari - e non 6, come viene talora riportato erroneamente – che l’azienda ha devoluto in progetti umanitari a sostegno della popolazione locale.

In particolare la somma risarcita è stata in parte devoluta alla Croce Rossa Etiope - membro dell’International Federation of Red Cross and Red Crescent Societies - e alla Caritas, l’organizzazione cattolica per l’assistenza e lo sviluppo. La parte restante del risarcimento è stata, invece, investita dal Gruppo per finanziare due progetti, in particolare: uno realizzato in partnership con l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), che ha permesso a 210.000 abitanti dell’Etiopia orientale di poter disporre di acqua potabile; l’altro mirato a migliorare il reddito dei coltivatori di caffè, fornendo strumenti che permettano agli agricoltori locali di migliorare le loro produzioni e poter competere sul mercato.