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LA LONGEVITÀ È DONNA? PIÙ CONSAPEVOLI, PIÙ ESPOSTE, PIÙ CENTRALI NEL FUTURO DELLA SALUTE.

Dal dibattito avvenuto presso ReNest. Dalle radici al futuro. Un viaggio dentro al cibo, le evidenze sulla nuova società della longevità. Dal peso invisibile della cura informale alla generazione sandwich, Patrizia Rovere Querini e Nic Palmarini riflettono sul futuro della salute, dell’invecchiamento e del ruolo femminile nella società che cambia. E accendono un faro su una rivoluzione culturale ormai inevitabile. 

Comunicati Stampa

Assago, 21 maggio 2026 – Vivere più a lungo non basta più. La vera sfida oggi è vivere bene, in salute, con autonomia e qualità della vita.

Ed è proprio attorno a questa riflessione che si è sviluppato “La longevità è donna?”, il talk che si è svolto il 18 maggio presso ReNest. Dalle radici al futuro. Un viaggio dentro al cibo1, lo spazio dedicato al benessere e all’innovazione sociale promosso da Nestlé, presso CityLife a Milano, fruibile liberamente dal pubblico fino al 24 maggio. 

Il dibattito ha visto la partecipazione della Prof.ssa Patrizia Rovere Querini, Direttrice dell’Unità Operativa di Medicina Generale a indirizzo salute metabolica e invecchiamento dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e docente di Medicina Interna all’Università Vita-Salute San Raffaele, e di Nic Palmarini, Direttore del National Innovation Centre for Ageing (UK), CEO di Voice Italia Social Enterprise e Co-Founder di Edelman Longevity Lab. 

Un confronto che ha acceso i riflettori sul ruolo delle donne nei percorsi di prevenzione, salute e consapevolezza legati all’invecchiamento, evidenziando come proprio le donne siano oggi tra i soggetti più attenti alla salute futura, pur continuando spesso a sostenere il peso della cura familiare e sociale.

A confermarlo sono anche i dati dell’Osservatorio Nestlé sulla longevità: solo il 24% degli italiani riesce a mantenere con costanza comportamenti salutari, mentre le donne mostrano una maggiore preparazione e sensibilità sul tema della prevenzione: il 79% dichiara infatti di sapere cosa significhi mangiare correttamente per invecchiare in salute, contro il 66% degli uomini; il 63% ha assunto integratori nell’ultimo anno per migliorare la salute futura (contro il 49% degli uomini) e il 45% indica la familiarità con le malattie come principale fonte di preoccupazione, rispetto al 31% della popolazione maschile.

“Le donne vivono più a lungo, ma spesso meno in salute. La longevità non è solo vivere tanti anni: è vivere bene, mantenendo autonomia, relazioni e qualità della vita”, ha spiegato la Prof.ssa Rovere Querini. 

Nel corso dell’incontro è emerso come la longevità non sia solo una questione individuale, ma un fenomeno collettivo che coinvolge salute, relazioni sociali, lavoro, urbanistica e qualità della vita

La Prof.ssa Rovere Querini ha sottolineato l’importanza di prevenzione, alimentazione equilibrata, attività fisica e consapevolezza metabolica lungo tutto l’arco della vita, soprattutto in momenti delicati come la menopausa, che rappresenta un vero spartiacque per la salute femminile.

Secondo Rovere Querini, soprattutto nelle città le donne stanno sviluppando una nuova consapevolezza sul tema della prevenzione e della salute futura: “Le donne stanno acquisendo una consapevolezza che fino a pochi anni fa non esisteva. Oggi vogliono capire, informarsi e prendersi cura della propria salute prima che arrivi la malattia”. 

Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della cosiddetta “generazione sandwich”, composta da donne che si trovano contemporaneamente a prendersi cura dei figli e dei genitori anziani, e alla necessità di ripensare modelli sociali e culturali per sostenere una longevità più equa e sostenibile. Precisa Rovere Querini: “La nostra generazione è la prima che ha visto davvero le fragilità dei propri genitori e ha capito che vivere a lungo non significa necessariamente vivere bene. Da qui nasce una nuova consapevolezza”.

Secondo Nic Palmarini, il contesto in cui viviamo incide profondamente sulla qualità dell’invecchiamento: “Il codice postale influenza la nostra traiettoria di longevità molto più del codice genetico”. 

Un’affermazione che richiama il ruolo determinante di fattori come stress, isolamento sociale, qualità del sonno, servizi, relazioni e possibilità concrete di prendersi cura di sé. I dati mostrano infatti differenze significative nell’aspettativa di vita tra Nord e Sud Italia e persino tra centro e periferia delle stesse città.

Palmarini ha inoltre evidenziato come la longevità rappresenti oggi una grande trasformazione sociale e collettiva: La longevità non è un tema individuale ma collettivo: se stiamo diventando una società della longevità, dobbiamo chiederci quale contributo vogliamo dare come società che invecchia”. 

Nel dibattito è emerso anche il peso invisibile della cosiddetta cura informale, quell’insieme di attività quotidiane di assistenza, accudimento e supporto familiare che ricade ancora oggi prevalentemente sulle donne.

“La cura informale in Italia vale il 2,5% del PIL2 ed è sostenuta soprattutto dalle donne. Basta riconoscere questo dato per capire quanto il futuro della longevità passi dalle loro spalle”, ha sottolineato Palmarini. 

Il confronto ha acceso i riflettori anche sul tema della solitudine e della fragilità relazionale, aspetti sempre più centrali nella società della longevità. Dalla mancanza di caregiver fino ai nuovi modelli di supporto sociale, come le tecnologie assistive, il panel ha evidenziato come l’invecchiamento non possa più essere affrontato solo come una questione sanitaria, ma come una trasformazione culturale e collettiva.

Nel dibattito sono risultati anche nuovi modelli di benessere più accessibili e sostenibili, lontani dagli estremi della performance e più vicini alla quotidianità delle persone. Come ha spiegato Palmarini:Tra stare sul divano e andare in palestra esiste una via di mezzo: uscire, camminare, stare con gli altri. Anche questo è salute”. 

Dal confronto è emersa così una nuova idea di longevità: meno legata al mito dell’eterna giovinezza e più orientata a una cultura del benessere quotidiano fatta di equilibrio, semplicità, relazioni e consapevolezza.

Ma la strada non è semplice. “Per prenderci cura degli altri dobbiamo prima imparare a prenderci cura di noi stesse”, ha concluso la Prof.ssa Rovere Querini. 

Mentre Palmarini ha rimarcato: “Più che grandi rivoluzioni, questo è il momento di una presa di consapevolezza collettiva sul modo in cui vogliamo vivere e invecchiare”. 

1 ReNest. Dalle radici al futuro. Un viaggio dentro al cibo. è percorso esperenziale e infrastruttura culturale temporanea, promosso dal Gruppo Nestlé, che mette in relazione persone, attorno a uno dei temi più rilevanti per il presente e il futuro: il ruolo del cibo nella nostra vita.

2 Secondo il rapporto Cnel-Censis.

Gruppo Nestlé
Il Gruppo Nestlé, presente in 187 Paesi con più di 2000 marche tra globali e locali, è l’azienda alimentare leader nel mondo, attiva dal 1866 per la produzione e distribuzione di prodotti per la Nutrizione, la Salute e il Benessere delle persone. Good food, Good life è la nostra firma e il nostro mondo.
Nel 2023 Nestlé ha celebrato 110 anni di presenza in Italia, rinnovando il suo impegno con azioni concrete per esprimere con i propri prodotti e le marche tutto il buono dell’alimentazione.
L’azienda opera in Italia in 9 categorie con un portafoglio di numerose marche, tra queste: Meritene, Pure Encapsulations, Vital Proteins, Optifibre, Modulen, S.Pellegrino, Acqua Panna, Levissima, Bibite  e aperitivi Sanpellegrino, Purina Pro Plan, Purina One, Gourmet, Friskies, Felix, Nidina, Nestlé Mio, Nespresso, Nescafé, Nescafé Dolce Gusto, Starbucks, Orzoro, Nesquik, Garden Gourmet, Buitoni, Maggi, Perugina, Baci Perugina, KitKat, Galak, Smarties, Cereali Fitness.

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