Stiamo compiendo grandi passi per lo sviluppo di packaging sostenibili, con l’obiettivo di rendere il 100% degli imballaggi riciclabili o riutilizzabili entro il 2025. In Italia, stiamo attuando una strategia a 360° che include 4 pilastri: ricercariduzioneriuso riciclo dei packcollaborazione con realtà esternesensibilizzazione di tutti i nostri stakeholder e dei consumatori.

Leggi gli approfondimenti per scoprire tutte le tappe che stiamo perseguendo a livello globale e nel nostro Paese verso un futuro senza rifiuti.

Nestlé Il mondo del riciclo in Italia

L’Italia del riciclo funziona. Non ovunque, però in buona parte della Penisola sì. Ci sono voluti 20 anni, contrassegnati da alti e bassi, ma alla fine il bilancio della raccolta differenziata è certamente positivo.

Gli ultimi dati Eurostat disponibili confermano questo trend virtuoso, assegnando al nostro Paese la più alta percentuale in Europa per recupero e riciclo dei rifiuti urbani e industriali (78,9%). Percentuale più che doppia rispetto alla media UE (solo il 37,8%), e molto superiore a Francia (55%), Germania (42,7%) e Spagna (37,1%).

Inoltre, le ultime stime disponibili del CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) riportano che, nel corso del 2019, in Italia, è stato avviato a riciclo il 70% dei rifiuti di imballaggio: un totale di 9 milioni e 560mila tonnellate sui 13 milioni e 655mila immessi al consumo. Un incremento del 3,1% rispetto ai quantitativi del 2018, che aveva visto riciclare 9 milioni e 270mila tonnellate. La crescita è trainata essenzialmente da un aumento del 6,2% nel riciclo dei rifiuti provenienti dalla raccolta urbana.

In particolare, il Consorzio ha evidenziato l’avvio al riciclo di 399.000 tonnellate di imballaggi in acciaio, cioè il 82,2% dell’immesso al consumo; di 51.000 tonnellate di imballaggi in alluminio, pari al 70,0% dell’immesso al consumo; di 3 milioni e 989.000 tonnellate di imballaggi in carta, corrispondenti all’80,8% del totale; di 1 milione e 997.000 tonnellate di imballaggi in legno (63,1% dell’immesso al consumo); di 1 milione e 54.000 tonnellate di imballaggi in plastica (45,5%) e, infine, di 2 milioni e 69.000 tonnellate di imballaggi in vetro (77,3%).

Lo stereotipo che dipinge il cittadino italiano come poco attento al riciclo e al riutilizzo è smentito dai fatti. Gli importanti risultati conseguiti dal nostro Paese in termini di riciclo sono il frutto dell’impegno dei cittadini che, con il supporto anche delle aziende, si sono dimostrati capaci di assumere atteggiamenti virtuosi e sempre più attenti alla sostenibilità nel giro di in pochi anni. Certo, i dati provenienti dal Sud Italia dimostrano che si deve ancora lavorare, mentre al Centro-Nord potrebbe essere indubbiamente migliorata la qualità della differenziata. Pare invece consolidata l’efficienza del sistema dei consorzi che mette a disposizione dei Comuni risorse finanziarie utilizzate non solo per la raccolta, ma anche per spese sociali a beneficio di tutti i cittadini.

Nestlé Sviluppare packaging del futuro

In questo contesto, Nestlé ha annunciato nel 2018 l'ambizione di avere tutti i suoi imballaggi riciclabili o riutilizzabili entro il 2025. Pertanto, in forte collaborazione con la nostra rete di Ricerca e Sviluppo, in Nestlé stiamo lavorando intensamente per sviluppare imballaggi adatti al futuro. La strategia comprende:

1.     Eliminare la plastica non necessaria o difficile da riciclare.

2.     Semplificare i materiali che utilizziamo nel packaging.

3.     Utilizzare bio-plastica e plastica riciclata in alternativa alla plastica vergine derivata da petrolio.

4.     Aumentare la quantità di materiali riciclabili all’interno dei nostri packaging.

5.     Introdurre materiali alternativi e imballaggi senza plastica (esempio quelli a base di carta)

6.     Considerare l’introduzione di materiali biodegradabili e compostabili.

7.     Investire per la creazione di un mercato per la plastica riciclata a uso alimentare e di un fondo di venture capital per le start up che si focalizzano in questi settori.

Nestlé La metodologia in Italia

Lo sforzo sicuramente più rilevante che ci viene richiesto è quello finalizzato al raggiungimento di una maggiore recuperabilità, riformulando i nostri packaging in ottica di una migliore riciclabilità. A ciascuno di noi capita spesso di trovarsi tra le mani astucci, tubi o buste complessi, costituiti da materiali diversi. Sono, per l’appunto, i cosiddetti poliaccoppiati, ovvero imballaggi composti da più materiali. Potenzialmente riciclabili, ma che non facilitano di certo la vita ai consumatori, che, per riciclarli correttamente, dovrebbero smembrare il contenitore nelle sue diverse componenti. Senza contare che alcuni di questi poliaccoppiati richiedono spesso speciali trattamenti che, al momento, non sono disponibili in tutta Italia.

Per questo, Nestlé, entro il 2025, eliminerà questi materiali destinati spesso al ‘nero’, ma anche le parti di packaging difficilmente recuperabili (ad esempio le cannucce in polipropilene non più commercializzabili dal 2021), utilizzando mono-materiali certamente più facili da smaltire.

Un altro aspetto fondamentale sarà la riduzione del peso del packaging, senza compromettere la protezione e la conservazione del prodotto, puntando, per esempio, su materiali più leggeri, come il cartone.

Nestlé I progetti internazionali

L’impegno di Nestlé per avere tutti i packaging riciclabili o riutilizzabili entro il 2025 nasce a livello internazionale nel 2018, e – sempre a livello internazionale - nascono anche molti dei progetti che trainano, orientano e influenzano la nostra strategia. 
In particolare, sono diverse le iniziative adottate fino ad oggi per sostenere e concretizzare la missione di Nestlé: 

  • A settembre 2019 è stato inaugurato il Nestlé Institute of Packaging Sciences a Losanna, il primo del suo genere nell’industria alimentare. Il Nestlé Institute of Packaging Sciences, parte dell’importante divisione di ricerca dell'azienda, Nestlé Research, si concentra su una serie di aree scientifiche e tecnologiche, come imballaggi ricaricabili o riutilizzabili, materiali di imballaggio semplificati, materiali di imballaggio riciclati, tipi di carta altamente performanti in termini di conservazione e sicurezza dei prodotti e materiali a base biologica, compostabili e biodegradabili.
     
  • A gennaio 2020 Nestlé ha annunciato l’investimento di 2 miliardi di franchi svizzeri per attuare il passaggio dalla plastica vergine a quella riciclata per uso alimentare e per accelerare lo sviluppo di soluzioni innovative per imballaggi sostenibili. L’obiettivo del Gruppo è di ridurre di un terzo l’utilizzo di plastica vergine, lavorando con altri attori per far progredire l'economia circolare di questo prezioso materiale. Al fine di creare un mercato per questo tipo di plastica, Nestlé si è impegnata ad acquistare fino a 2 milioni di tonnellate di plastica riciclata per uso alimentare e a stanziare oltre 1,5 miliardi di franchi svizzeri per investire nell’utilizzo di questi materiali da qui al 2025. Nel contempo, ha anche lanciato un fondo di venture capital da 250 milioni di franchi svizzeri per investire sulle start-up che si focalizzano in questi settori.
     
  • A settembre 2020 l’azienda ha annunciato il primo investimento di 30 milioni di dollari nel Closed Loop Leadership Fund per guidare il passaggio dall’utilizzo di plastica vergine alla plastica riciclata per uso alimentare negli Stati Uniti.
     
  • A marzo 2020, Nestlé ha firmato l’European Plastics Pact. Un Patto che aiuterà Nestlé a raggiungere l’obiettivo del 100% di imballaggi riciclabili o riutilizzabili e a ridurre di un terzo l’utilizzo di plastica vergine entro il 2025.  L’European Plastics Pact, lanciato da Francia e Paesi Bassi, ha un unico obiettivo: accelerare la transizione verso un'economia circolare della plastica per porre fine alla dipendenza dalla plastica vergine. Il Patto riunisce aziende leader, così come ONG e governi, che si impegnano a raggiungere insieme obiettivi comuni entro il 2025, andando anche oltre l'attuale legislatura. 

  • Ad aprile 2020, Nestlé, insieme ad altri 180 firmatari che includono aziende alimentari, Ministri dell’Ambiente di diversi Paesi (tra cui l’Italia) e ONG, ha contribuito alla Green Recovery Alliance, un’iniziativa promossa all’interno del Parlamento Europeo per richiedere che tra le misure per la ripresa post-Coronavirus vengano considerate anche ipotesi che tengano conto di sostenibilità ambientale. 

  • Sempre ad aprile 2020, Nestlé ha anche annunciato di aver fondato, insieme a Logitech, SIG e altri partner del settore, una nuova cattedra universitaria presso l’EFPL (École Polytechnique Fédérale di Losanna) dedicata allo sviluppo di un programma di ricerca sui materiali sostenibili. In particolar modo, la nuova cattedra ricercherà nuovi materiali a base biologica, biodegradabili e riciclabili che, utilizzati come imballaggi alternativi, consentirebbero la riduzione dei rifiuti in plastica.

Nestlé La metodologia in Italia

La rotta al 2025 è stata pianificata attraverso una serie di snodi strategici: 

  1. Creazione di un team multidisciplinare trasversale a tutta l’azienda Nestlé per coordinare il lavoro delle diverse aree di business al fine di catalogare i diversi prodotti e i lavori necessari per rendere riciclabili i rispettivi packaging. Tutte le persone del team sono costantemente formate ad ampio spettro sul tema del packaging 
  1. Analisi di tutti i materiali venduti in Italia per identificare i non riciclabili e attuare la loro conseguente eliminazione progressiva 
  1. Utilizzo di materiali alternativi riciclabili in grado di garantire lo stesso grado di protezione (meccanica) e conservazione (chimico-fisica) del prodotto, garantendo il massimo livello di qualità e sicurezza per il consumatore  
  1. Definizione di un cronoprogramma fino al 2025, definendo le priorità per arrivare all’obiettivo 100% riciclabile e riutilizzabile

Nestlé La strategia in Italia

L’impegno del Gruppo a livello globale, quindi, è rendere il 100% degli imballaggi riciclabili o riutilizzabili entro il 2025. Sappiamo bene, però, che questo impegno da solo non è sufficiente. Dobbiamo infatti garantire che le modifiche apportate ai nostri packaging funzionino, sia nella fase d’utilizzo che in quella di riciclo o fine vita, all’interno delle comunità di tutto il mondo che usano quotidianamente i nostri prodotti. È inoltre fondamentale che tutte le innovazioni garantiscano i massimi standard di sicurezza e qualità per i nostri consumatori. 

Cambiare il modo con cui interagiamo con gli imballaggi, come produttori o consumatori, richiede a tutti noi di ripensare a come siamo soliti produrre e consumare. Si tratta di esplorare molteplici soluzioni per risolvere una serie complessa di problemi. È un cammino che non si può né si deve percorrere da soli: noi di Nestlé ne siamo ben consapevoli e, per questo motivo, abbiamo adottato un modello a 360° che include i nostri partner commerciali, i competitors ma anche Istituzioni e centri di ricerca nazionali e internazionali. Solo lavorando insieme, unendo le forze e stimolando un dibattito e un confronto costruttivo su ambiente e sostenibilità, sarà possibile proseguire nel solco tracciato e conseguire risultati ancora più significativi. 

Il nostro approccio per creare un sistema ancora più sostenibile e circolare ruota attorno a quattro elementi. 

Il fulcro è costituito dalla ricerca, finalizzata allo sviluppo del packaging del futuro salvaguardando la sicurezza degli alimenti conservati e fornendo ogni garanzia possibile ai consumatori. 

Ricerca però non solo dedicata alla creazione di nuovi materiali, ma anche a impieghi inediti di materiali già esistenti: l’Istituto di Ricerca sul Packaging di Nestlé, recentemente costituito, sta per esempio studiando, tra le varie alternative, materiali innovativi derivati dalla sinergia di carta e polimeri biodegradabili/compostabili che siano anche riciclabili.  

Inoltre, a gennaio 2020 Nestlé ha annunciato a livello globale che investirà fino a 2 miliardi di franchi svizzeri per attuare il passaggio dalla plastica vergine a quella riciclata ad uso alimentare e per accelerare lo sviluppo di soluzioni innovative per imballaggi sostenibili. Queste soluzioni richiedono però tempo e gradualità, dovendo far convergere gli aspetti ambientali con quelli del benessere del cittadino.

Per questo motivo, un altro elemento non meno importante è l’incentivo a riduzione, riuso e riciclo dei pack già esistenti, abitudini che sono trasversali a tutta la filiera. Per questo motivo, Nestlé ha attivato una straordinaria attività di mappatura degli imballaggi prodotti in Italia, identificando quelli su cui occorre lavorare al fine di rendere tutti i pack riciclabili o riutilizzabili entro il 2025. Ad oggi, l’azienda ha raggiunto il 96% di imballaggi riciclabili prodotti in Italia, in particolare, nel nostro Paese Nestlé ha conseguito nel 2019 il 98% di riciclabilità potenziale per la carta, il 100% per il cartone ondulato, l’87% per l’alluminio, il 90% per la plastica rigida, l’80% per la plastica flessibile, il 100% per il vetro. Questi importanti risultati dimostrano chiaramente che l’attenzione di Nestlé per l’ambiente era già alta ben prima che il Sustainable Packaging Commitment fosse ufficializzato.  L’obiettivo, a breve termine, è concreto e punta al 100% di pack riciclabili o riutilizzabili entro il 2025. 

Certo, Nestlé vanta un portafoglio prodotti molto ampio, con migliaia di referenze a scaffale in tutto il mondo e ciò rende impegnativo il raggiungimento di un impegno così sfidante da soli.  Ecco perché il terzo pilastro strategico è proprio la collaborazione con realtà esterne. Nestlé in Italia ha infatti avviato collaborazioni con alcune tra le principali realtà che si occupano di riciclo nel nostro Paese per sviluppare progetti finalizzati a incrementare il recupero dei materiali di confezionamento flessibili provenienti dalla raccolta urbana, facendo leva su migliori tecnologie di separazione dei materiali indifferenziati e su innovativi processi di riciclo. Siamo quindi ben consci che non possiamo cambiare il sistema da soli: si tratta di un problema che richiede la collaborazione e l’innovazione su scala globale. Lavorando con partner in tutto il mondo - dagli scienziati esperti dei materiali, agli specialisti del packaging fino a gruppi di comunità e ONG, governi e altre società - vogliamo creare cambiamenti duraturi e di impatto. Per le persone e per il pianeta.

Non bisogna poi dimenticare l’impatto positivo dell’informazione e dell’educazione dei nostri dipendenti e consumatori. I dipendenti di Nestlé, ad esempio, non si sottraggono al compito di accompagnare il cambiamento: tutte le 4.200 strutture di Nestlé nel mondo si impegnano a non utilizzare oggetti di plastica monouso che non possono essere riciclati. Inoltre, in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani del 2019, a livello globale, i collaboratori di Nestlé hanno supportato organizzazioni e comunità locali nella raccolta di rifiuti in plastica e detriti sui litorali di mari e laghi e nei fiumi. Questi i numeri: 13.000 dipendenti coinvolti in 80 Paesi, con una media di circa 10 kg di rifiuti raccolti e separati. Ma Nestlé in Italia sta anche lavorando su diversi progetti finalizzati a supportare i consumatori a conferire correttamente i pack, partendo dal presupposto che la situazione legislativa italiana presenta normative eterogenee, con regole sulla raccolta differenziata che variano da comune a comune. Su gran parte degli pack venduti da Nestlé in Italia, ad esempio, sono presenti gli Speaking Packs, vere e proprie etichette parlanti che forniscono informazioni relative ai materiali di cui è composto l’imballaggio, per guidare il consumatore nel corretto smaltimento dello stesso. 

A tal proposito, nel 2020 nasce “Dove lo butto?”, la piattaforma digitale Nestlé dedicata al corretto conferimento dei rifiuti. Nasce all’interno del Nestlé Plastic Commitment ponendosi l’obiettivo di educare i consumatori sulle giuste modalità di smistamento dei diversi imballaggi. La piattaforma funziona tramite la lettura del barcode dei prodotti: inquadrando il codice a barre, gli utenti avranno informazioni riguardo i materiali di cui è composto il pack. In aggiunta, la piattaforma adotta un sistema di geolocalizzazione che permette al consumatore di ricevere informazioni sullo smaltimento dei materiali di imballaggio in base alle normative vigenti nel comune in cui si trova.  

Manca solo l’ultimo miglio dunque, che è anche quello più difficile. Serve una visione sistemica, che integri le diverse risposte tecniche con un obiettivo qualitativo in grado di supportare concretamente tutti gli attori della filiera del recupero e del riciclo. Vanno favoriti in primo luogo i consumatori, utilizzando imballaggi ‘semplici’ da differenziare e che favoriscano gli operatori del riciclo, mettendoli nelle condizioni di raccogliere e, quindi, riutilizzare materiali di buona qualità.  Ottimo esempio di questa visione è l’utilizzo del PET, uno dei materiali con le più alte performance di affidabilità per la conservazione degli alimenti, nonché riciclabile all’infinito.  

In ogni caso, è importante poi ricordare che, per ogni materiale, non esistono soluzioni valide in maniera assoluta, perché bisogna sempre considerare le caratteristiche dei diversi prodotti, le necessità di conservazione e la sicurezza per il consumatore.

Nestlé La roadmap di Nestlé in Italia

Il percorso di rinnovamento e lancio di nuovi imballaggi sostenibili è stato costruito da Nestlé considerando le linee guida internazionali ed è stato personalizzato sulla base delle peculiarità del mercato italiano (in particolare dal punto di vista legislativo e infrastrutturale). Nestlé in Italia sta provvedendo a individuare soluzioni applicabili su tutto il territorio italiano e nel rispetto di tutte le normative locali, con l’obiettivo di rendere tutti i pack riciclabili o riutilizzabili entro il 2025.  

Coinvolti nella roadmap, non sono solo i nuovi lanci, ma anche i prodotti già presenti sul mercato. 
 

  1. Prodotti attualmente in commercio 

La linea di condotta alla quale Nestlé si è scrupolosamente attenuta mira a sostituire i packaging in poliaccoppiato con mono-materiale; nel caso in cui, per motivi di conservazione del prodotto, si sia deciso di proseguire con il multimateriale, si stanno studiando soluzioni più sostenibili dal punto di vista ambientale.  

PRODOTTI DOLCIARI 

La maggior parte dei pack dolciari sono già riciclabili. Le principali aree di intervento si concentrano sulle confezioni costituite da un accoppiato cartoncino/, progressivamente sostituite da semplice cartoncino, senza incidere con la durata di conservazione del prodotto.  

Gli altri packaging su cui l’azienda si sta concentrando sono quelli costituiti da PET o PE (polietilene) con un film di metallo. Questo binomio costituisce una barriera per l’umidità e i radggi UV, ma non consente la riciclabilità. Nestlé ha quindi cercato di trovare diverse soluzioni per ottenere contemporaneamente riciclabilità al 100% senza perdere le performance di conservazione. Per i sacchetti Cacao, Gocce e Blocchi, l’opzione in corso di valutazione è quella del OPP – Polipropilene Orientato, materiale plastico conferibile nella raccolta della plastica.  

Nelle scatole Baci e Cioccolatini Perugina, l’alveolo all’interno della confezione è ora realizzato in PET trasparente (materiale plastico conferibile nella raccolta differenziata della plastica) in sostituzione del Pet metallizzato argento o oro.   

Inoltre, in alcuni degli espositori Perugina sono stati eliminati tutti i vassoi in plastica e sostituiti con vassoi in cartone ondulato. La plastica eliminata per gli espositori Natale 2020 e San Valentino 2021 è pari a circa 34 tonnellate. 

Per i pack già riciclabili, invece, si sta lavorando a una ulteriore riduzione del materiale di imballaggio. 

NESTLÉ PROFESSIONAL 

La divisione che si occupa del B2B in Nestlé sta rivolgendo la sua attenzione in particolar modo ai secchielli delle creme spalmabili e dei prodotti per gelateria, puntando a rendere entrambe le gamme completamente riciclabili. Il team dedicato ha infatti sviluppato un secchiello che, oltre ad essere riutilizzabile, è completamente riciclabile, proprio perché tutti i suoi componenti sono in polipropilene di colorazione chiara, per non inficiare la qualità della plastica riciclata. Per quanto riguarda il mondo dei poliaccoppiati, Nestlé Professional sta lavorando in sinergia con i fornitori per rendere riciclabile anche la plastica flessibile, avendo come priorità quella di mantenere la salubrità degli alimenti e la loro durata nel tempo.  

GRUPPO SANPELLEGRINO 

Il PET è un materiale prezioso, soprattutto per il Gruppo Sanpellegrino, che da anni lavora su due direttrici per ridurne progressivamente l’impatto ambientale attraverso:  

  1. Riduzione del peso degli imballaggi: lavorando sull’alleggerimento del packaging, dal 2008 il Gruppo Sanpellegrino ha risparmiato 6.000 tonnellate di PET.  
  1. Utilizzo del materiale riciclato: Sanpellegrino, infatti, è stata la prima azienda in Italia a utilizzare il PET riciclato (rPET) e si impegna a utilizzare il 35% di RPET su tutti i brand prodotti e commercializzati in Europa entro il 2025 e il 50% di R-PET su Acqua Panna e Levissima entro il 2025. 

Già nel 2010, Levissima ha lanciato “La Litro”, una bottiglia con il 25% di R-PET ponendosi l’obiettivo di contribuire alla sensibilizzazione dei consumatori alla raccolta differenziata e alla tutela dell’ambiente. Dieci anni dopo, nell’ottica di continuare ad essere leader sostenibili e di continuare a trasmettere messaggi ambientali importanti, ha lanciato sul mercato la nuova gamma con il 30% di RPET disponibile in cinque diversi formati: la Litro naturale e le 0,5L e 1,5L, naturali e frizzanti. Inoltre, sempre nel 2020, ha creato una special edition ad hoc per la Deejay Ten realizzata con il 25% di R-PET (0,75 l). 

L’intento è quello di diminuire la quantità di PET vergine presente nelle bottiglie, sposando a pieno il concetto di Economia Circolare. Questa economia viene definita dalla Ellen MacArthur Foundation come “un’economia in grado di potersi rigenerarsi da sola” identificando i rifiuti non più come tali, ma come delle preziose risorse che rientrano nel processo produttivo in un circolo potenzialmente infinito e quindi positivo per l’ambiente. Inoltre, impiegare una materia prima seconda come l’R-PET permette anche una riduzione delle emissioni di CO2 rispetto l’impiego di PET vergine. 

Sanpellegrino è anche tra le aziende fondatrici di CORIPET, un consorzio volontario autonomo per il recupero e l’avvio a riciclo dei contenitori in PET per liquidi alimentari, che si propone di trasformare un potenziale rifiuto in una preziosa risorsa da immettere nuovamente nel ciclo produttivo in un approccio “bottle to bottle”. Questo consente, oltre ad incrementare il tasso di riciclo del PET, di soddisfare le richieste delle aziende partecipanti di maggiori quantitativi di R-PET da utilizzare per la produzione di nuovi contenitori con alti standard di qualità e igiene, poiché la materia prima seconda proviene da una raccolta di contenitori ad uso alimentare. 

Coripet è espressione piena del principio della responsabilità estesa del produttore (EPR-Extended Producer Responsibility), secondo il quale il produttore deve occuparsi anche del fine vita di un prodotto, dal punto di vista della organizzazione del sistema di gestione dei rifiuti e/o della partecipazione ai suoi costi. 

Attualmente il consorzio, che ha ottenuto nel 2018 il via libera dal Ministero dell’Ambiente a operare, raggruppa oltre 30 consorziati provenienti dal mondo degli imbottigliatori di acqua minerale (tra cui Sanpellegrino), dei riciclatori, dei produttori di preforme e dei produttori di latte e olio di oliva. 

CORIPET affiancherà all’attuale raccolta domestica, secondo le varie modalità applicate nei diversi comuni, quella delle reverse vending machine, macchine di raccolta (come quelle già utilizzate in diversi Paesi) dove i consumatori possono riportare la bottiglia in PET. 

Un compattatore del consorzio Coripet è stato portato da Levissima a Bormio in occasione della Coppa del Mondo maschile di Sci Alpino 2019, per incentivare tutti i cittadini al riciclo del PET. Con l’equivalente delle bottiglie raccolte, è prevista la realizzazione di un Bivacco costruito con componenti in plastica rigenerata a disposizione dell’intera comunità all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio. 

Nel 2020 Levissima è stata sponsor di due eventi di running “virtuali”: la Gazzetta MarathONE e la Deejayten dove si è cercato di trasformare l’evento in una vera e propria risorsa per l’ambiente. Levissima infatti si è impegnata a "rigenerare" una bottiglia di plastica per ogni km percorso dai runner, tagliando il traguardo di oltre 100.000 bottiglie rigenerate. L’equivalente della plastica virtualmente raccolta per i due eventi, verrà utilizzata per riqualificare un parco pubblico o un altro bene del Comune di Milano.  

Inoltre, sempre nel 2020, Levissima ha portato la sostenibilità anche sulle spiagge italiane: al Fantini Club di Cervia installando un eco-compattatore all’interno dello stabilimento balneare per incentivare le persone al riciclo e alla tutela dell’ambiente ed al Papeete Beach, Milano Marittima, installando la prima macchina in Italia per la raccolta selettiva della plastica alimentata da spin bike. 

Nel mese di ottobre, in occasione della Milano Design City, S.Pellegrino ed Acqua Panna hanno riconfermato per il secondo anno consecutivo il supporto al Ro GUILTLESSPLASTIC: il progetto che ha l’obiettivo di sensibilizzare l’intero mondo del design sulla possibilità di dare una seconda vita alla plastica. Per l’occasione il Gruppo Sanpellegrino ha messo a disposizione un compattatore in collaborazione con Consorzio Coripet per il recupero e l’avvio a riciclo delle bottiglie in PET durante la mostra, ospitata nei chiostri del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.  

  1. Nuovi lanci 

SANPELLEGRINO 

Nei prossimi anni sono previsti innumerevoli lanci per tutti i brand Sanpellegrino. Come dimostrano gli impegni del Gruppo, da raggiungere entro il 2025, l’obiettivo principale è quello di sostituire progressivamente il PET vergine con rPET. 

PRODOTTI DOLCIARI 

Tra il 2019 e il 2020 sono stati lanciati nuovi prodotti dolciari monoporzione, le cui confezioni saranno in OPP, quindi conferibili nel contenitore della plastica. I flow-pack dei nuovi prodotti Tartufi Perugina e Kit Kat Icon Bunny sono stati realizzati in OPP Met.  

Lanciato anche in Italia, YES! è una barretta snack in un nuovo involucro di carta riciclabile. Una innovazione rivoluzionaria: è la prima volta, infatti, che una barretta viene confezionata in carta utilizzando tecnologie che permettono di imballare numerosi pezzi ad altissima velocità. 

Questo lancio ha liberato il potenziale per l'imballaggio di carta riciclabile da utilizzare nel settore dolciario. Fino ad ora, la produzione ad alta velocità di snack dolciari è stata ottenuta solo con film plastici e laminati. Ora la carta può essere utilizzata su larga scala garantendo al contempo qualità e freschezza del prodotto per l'intera durata di conservazione.  

A livello internazionale, il famoso marchio Smarties ha annunciato a gennaio 2021 il passaggio ad imballaggi in carta riciclabile per le sue principali referenze in tutto il mondo, per un totale che raggiunge il 90% della gamma. Smarties è il primo marchio mondiale di cioccolato a passare agli imballaggi in carta riciclabile. 

BEVERAGE e CAFFÉ  

Nesquik All Natural rappresenta un esempio pioneristico di nuovi lanci sostenibili: la nuova referenza Nesquik ha infatti sostituito il contenitore di plastica del Nesquik tradizionale con carta riciclabile adatta alla conservazione e al contatto con gli alimenti. 

Le cannucce in plastica non saranno più commerciabili in Europa – e quindi anche in Italia – dal 2021. Troppo facile disperderle nell’ambiente! Per questo motivo Nestlé ha deciso di eliminarle o utilizzare cannucce in Carta sia per sia per Nesquik-Pronto da Bere che per il Tetrabrik MIO e Nidina, anticipando l’entrata in vigore della direttiva europea.  

Anche il ‘mondo’ Nescafé intende abbandonare il multi-materiale a beneficio del monomateriale, sia per le monoporzioni che per altri formati (es. sacchetti ricarica) di caffè solubile. Nescafé ha inoltre lavorato sui tappi neri delle confezioni di vetro, che sono oggi diventati conferibili nella plastica.  

NESTLÉ NUTRITION 

Oltre alla scelta di eliminare cannucce in plastica o utilizzare cannucce in carta sia per il Tetrabrik MIO che per Nidina, Nestlé Nutrition punta anche alla riciclabilità totale anche sulla buste da spremere (pouch) delle Merende MIO e NaturNes: si ipotizza infatti l’utilizzo di monomateriali riciclabili, così per le Merende MIO tradizionali, che abbandoneranno il vasetto in polistirene (PS), attualmente non riciclabile, a beneficio di un monomateriale riciclabile. Nestlé ha anche annunciato che per tutti i prodotti a brand NIDINA e NAN in formato latta, introdurrà coperchi e misurini in plastica prodotti per almeno il 66% da fonti rinnovabili vegetali (canna da zucchero), senza andare ad intaccare la sicurezza e la qualità di un prodotto destinato a una fascia di popolazione particolarmente sensibile. 

Nestlé Plastic Storytelling