Nestlé e l’utilizzo di cellule embrionali

16 Gennaio 2017


Circola in rete una notizia falsa circa il presunto utilizzo da parte di Nestlé di cellule provenienti da feti abortiti o embrioni umani. L'azienda intende precisare come l'accusa sia priva di alcun fondamento.

In particolare, ci preme precisare che i ricercatori Nestlé non utilizzano cellule provenienti da feti abortiti o embrioni umani, né vengono utilizzate nei processi produttivi.
I centri di ricerca Nestlé utilizzano in alcuni casi “cellule staminali pluripotente indotte” (conosciute anche come iPSCs - Induced Pluripotent Stem Cells), che sono un tipo di cellule staminali generate artificialmente a partire da una cellula adulta, tramite un processo di “reverse engineering” (“ingegneria inversa”). Insieme ad altre avanzate tecnologie, usiamo le “cellule staminali pluripotenti indotte” nell’ambito della nostra strategia di ricerca di lungo termine, per indagare i fattori genetici e metabolici alla base di alcune malattie. L’obiettivo ultimo è elaborare nuove soluzioni nutrizionali, capaci di giocare un ruolo importante nella prevenzione o nel rallentamento, tra gli altri, di obesità, diabete e disordini cognitivi. Le cellule “iPSCs” vengono quindi impiegate a puro scopo di ricerca e nessun tipo di cellula viene utilizzato nella produzione dei nostri alimenti o delle nostre bevande.

Tutti i nostri studi sono conformi alla normativa e ai principi etici stabiliti dalla Dichiarazione di Helsinki.

Ci preme concludere ribadendo che accuse di questo tipo sono chiaramente delle “bufale” prive di fondamento che purtroppo rischiano di creare inutili allarmismi e sulle quali ci sentiamo in dovere di intervenire per un senso di responsabilità nei confronti dei nostri consumatori.